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La costrizione in povertà e nel disagio economico, spesso derivanti da difficoltà occupazionali, sono da annoverarsi tra le forme di violenza Vecchiettadella società nei confronti degli individui. L'impossibilità di sostenere i propri bisogni, di provvedere ai propri cari  odi curarsi adeguatamente, costringe moltissime persone a vivere ai margini della società rinunciando anche alla propria dignità ed alle speranze.
Sono definiti "nuovi poveri" coloro che pur venendo da un relativo benessere, a causa della perdita del lavoro, di fratture familiari, di problemi di salute o di transitorie difficolta economiche talvolta perché marchiati come "cattivi"pagatori" perdono la casa e quanto avevano e vedono la propria vita scivolare inesorabilmente verso l'indigenza.  Potremmo dire che un tempo si nasceva poveri, oggi lo si diventa agevolmente.
Il mantenimento in povertà è una forma di violenza, esercitata dalla società nei confronti dell'individuo ed ha spesso effetti psicologici devastanti;  costituisce spesso la premessa - non certo la scusante - per l'affermarsi di forme di sofferenza fisica e morale nelle persone, tale da indurre a comportamenti abnormi, aggressivi o demolitivi oppure di rifugio nelle dipendenze. Spesso tali fattori sono alla base della disgregazione dei nuclei familiari e di diverse forme di sofferenza psicologica o di patologie psichiatriche. Gravissime le conseguenze per i  figli minori.
La cultura della solidarietà - in una forma che dia dignità e possibilità di riscatto personale -  previene il disagio e quindi i possibili comportamenti violenti. Per queste ragioni il Centro Antiviolenza sostiene molte attività legate ai bisogni economici e sociali ed in particolare:
- Attività di Banco Alimentare;
- Orientamento al lavoro e riposizionamento professionale;
- Progetti di microcredito;
- Progetti di screening medico;
- Progetti di teleassistenza e telemedicina.
Pubblicazioni povertà ed esclusione

 

        


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